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L’agricoltura biologica è di moda e c’è sempre più richiesta di Champagne Bio. Scopri come il biologico ha conquistato anche la famosa Champagne.

calice di champagne bio

IL BIOLOGICO E LA CHAMPAGNE


La Champagne ospita 35.000 ettari di vigneti da cui si produce il vino spumante più celebre al mondo. Anche se in questa regione il numero di aziende che operano in regime biologico è ancora limitato, si sta assistendo a una progressiva presa di coscienza in tal senso non solo fra i produttori indipendentima anche presso le grandi maison e i grandi gruppi. La percentuale di vigneti coltivati in agricoltura biologicanon supera il 5%, ma il 37% delle aziende locali ha ottenuto la certificazione nel quinquennio 2012-2017

e tuttora sono in corso importanti investimenti per promuovere la conversione al biologico, quali la creazione di un centro di ricerca specializzato in agricoltura sostenibile e l’istituzione di corsi universitari specializzati volti a favorire l’innovazione, lo scambio di competenzee, naturalmente, la diffusione di pratiche agricole biologiche. Nel 2014, la Champagne ha adottato un disciplinare per la viticoltura sostenibile, e l’obiettivo è convertire al biologico l’intera regione entro il 2030.

I perché di questo ritardo

La Champagne ha avviato la conversione al biologico con qualche anno di ritardo rispetto ad altre regioni vitivinicole francesi. Attualmente le aziende biologiche sono un 5% mentre quelle biodinamiche rappresentano meno dell’1%, ma l’avvento delle nuove generazioni potrebbe segnare un momento di svolta. I giovani viticoltori sono più sensibili alle questioni ambientali e sempre più consapevoli dell’importanza di un’agricoltura sostenibile per un futuro prospero e di qualità.

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CONVERSIONE BIOLOGICA: UNA SFIDA


Uno dei motivi per cui la Champagne è la regione vitivinicola francese con il minor numero di aziende biologiche è

la reputazione internazionale di cui godono i suoi vini.

Lo Champagne è ovunque e negli anni si è conquistato un posto d’onore sulle tavole più prestigiose e negli eventi più glamour. La Champagne ha quindi un nome da difendere perché il suo prodotto è sinonimo di lusso e qualità impeccabile , e chi ama lo Champagne in genere è molto esigente. I grandi gruppi devono affrontare la conversione al biologico in modo molto graduale, poche parcelle alla volta perché anche se riconoscono la necessità di pratiche più sostenibili, il rischio di deludere i consumatori è enorme.

Clima

Il clima semi-continentale umido rende le vigne molto sensibili alle malattie e allo sviluppo di funghi. In caso di annate difficili, il passaggio all’agricoltura biologica potrebbe influire notevolmente sui rendimenti: se nelle annate buone, i rendimenti delle parcelle in agricoltura biologica sono già più bassi del 20%, un’annata troppo piovosa e troppo umida potrebbe essere fatale. Anche se esistono soluzioni naturali per trattare la vite contro le malattie quando piove troppo si rivelano inefficaci. La cosiddetta « poltiglia bordolese , per esempio, » è una mistura di zolfo, sale e ramemolto efficace purché le precipitazioni non superino i 20 mm, in quel caso il trattamento deve essere rifatto da zero.

Le condizioni climatiche hanno senz’altro avuto un peso su questo ritardo. Il calore, il sole e il vento sono fattori che concorrono in modo notevole a proteggere naturalmente la vigna dalle malattie.

Non a caso i cambiamenti climatici sempre più evidenti hanno favorito enormemente la conversione al biologico di questa regione in quanto il generale aumento delle temperature ha reso più semplice rinunciare all’utilizzo di prodotti chimici. L’ annata 2020 è stata particolarmente clemente dal punto di vista climatico e molti ne hanno approfittato per fare il grande passo. Resta comunque il fatto che la viticoltura biologica implica frequenti controlli sulle parcelle e richiede una maggiore reattività di fronte a certe reazioni.

Costi più alti

Innanzi tutto, il divieto di utilizzare prodotti chimici implica un maggior impiego di lavoro manuale e mezzi meccanici , quindi le aziende devono dotarsi non solo di macchinarima anche di mano d’opera. Il taglio e la rifilatura devono essere eseguiti con grande precisione per proteggere la pianta e favorire un’esposizione ottimale che eviti la formazione di muffa.

In genere ci vogliono almenosei anniperché un’azienda della Champagne possa presentare la sue prima cuvée bio, due anni in più rispetto alle altre regioni. Questa differenza si spiega nel fatto che un buon Champagne richiede almeno due anni di invecchiamento mentre per altre DOC bastano alcuni mesi. Una volta ottenuta la certificazione bio , al costo finale del prodotto va quindi aggiunto un ricarico di circa il 30%, (circa 4-5 euro in più rispetto alle cuvée convenzionali). Gli anni della conversione possono essere molto stressanti per i produttori, non solo perché la produzione si riduce, ma anche perché passano sei anni prima di poter beneficiare dell’aumento del prezzo del suo prodotto. Le sfide legate alla viticoltura biologica, oltre ai costi aggiuntivi per attrezzature e manodopera, spiegano il maggior costo delle cuvée bio certificate.

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uve da agricoltura biologica

I VANTAGGI DELLA VITICOLTURA BIOLOGIA NELLA CHAMPAGNE


L’agricoltura biologica è di moda e la richiesta continua a crescere. Sul mercato sta prendendo piede una nuova generazione di consumatori e consumatrici più consapevoli e attenti alla sostenibilità dei prodotti, ed è dunque negli interessi di chi produce Champagne cercare di adattarsi a una richiesta che ormai non può più essere ignorata.

Dal punto di vista gustativo, la conversione alla viticoltura biologica si iscrive nella logica di un prodotto di qualità superiore. Lo Champagne bio è più fruttato, più puro, più brillante, più vibrante e più saporito . Malgrado le sfide e le difficoltà che si devono affrontare, i risultati ottenuti dimostrano chiaramente che ormai biologico è diventato sinonimo di qualità.

Attenzione: la certificazione bio riguarda solo la viticoltura, cioè i lavori effettuati sulle parcelle, fino alla vendemmia, mentre durante la vinificazioneè consentito l’uso di prodotti chimici. Una cuvée può avere il marchio bio anche se in cantina si utilizzano additivi chimici. In genere viene lasciato al buon senso del produttore limitare al massimo il ricorso alla chimica.

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