La storia di Meursault è indissolubilmente legata a quella del vigneto borgognone. Tutto è iniziato quasi 2.000 anni fa. Già nel I secolo, i Romani piantarono i primi vigneti sui suoi versanti soleggati. L’imperatore Domiziano ordinò di estirpare parte dei vigneti per proteggere la produzione italiana, ma il suo decreto fu revocato due secoli dopo dall’imperatore Probo. Così, i vigneti poterono naturalmente riprendere il loro posto.
A partire dal VI secolo, l’ascesa del cristianesimo cambiò completamente la situazione. Il vino divenne indispensabile per i riti religiosi e gli ordini monastici si si insediarono in tutta la Borgogna. A Meursault, furono soprattutto i monaci cistercensi dell’abbazia di Cîteaux a lasciare un’impronta duratura sul paesaggio viticolo.
A partire dal XIII secolo, il villaggio di Meursault acquisì una crescente notorietà. I vini giunsero fino a Parigi e fecero la loro comparsa sulle tavole delle regioni settentrionali. Nel XIX secolo, questo vigneto produceva principalmente vino rosso, mentre i bianchi rimanevano ancora molto rari. Verso la fine di quel secolo, l’oidio e la fillossera devastarono il vigneto, costringendo a ripensare completamente gli impianti. Lo Chardonnay divenne il vitigno dominante durante i reimpianti, trasformando profondamente la denominazione.
Il XX secolo segnò l’ascesa di Meursault, in particolare con il suo riconoscimento ufficiale come Appellation d’Origine Contrôlée (AOC) (l’equivalente francese della Denominazione di Origine Controllata) nel 1937. La qualità migliorò e gli stili divennero più raffinati, permettendo a Meursault di affermarsi progressivamente come un punto di riferimento mondiale tra i grandi vini bianchi di Borgogna.